C’è una cosa, in Italia, che si chiama cattivo gusto.
E c’è una cosa, che in Italia si chiama mafia.
C’è persino un’altra cosa, in Italia, però non tutti credono ci sia effettivamente, e si chiama Stato. Quest’ultimo è il capro espiatorio dei peccati del popolo, che è portato a fare le veci di vittima e di carnefice a settimane alterne.
Si tratta del padrone assenteista, dell’avatar moderno del nascondino, del calcinculo rotante nella giostra dell’Europa Unita.
Già prese singolarmente, queste tre cose sono, per l’italiano, motivo di vergogna.
Quando poi si sovrappongono, l’abitante dello stivale si sveglia dal torpore di fine campionato calcistico e s’indigna, manifesta, si alza in piedi dalla poltrona di cadaveri sulla quale ha le chiappe comodamente poggiate per gridare il suo dissenso, prende sottobraccio il vicino di casa che fino a ieri era il nemico solo perchè tifoso di un’altra squadra – calcistica o politica fa poca differenza – per creare un corridoio umano nel quale far passare i feretri dei morti.
Oggi è successa una cosa molto grave, due ragazze hanno perso la vita.
E noi sappiamo inarcare le sopracciglia, tirare fuori il labbro inferiore e piangerne la scomparsa solo per un attimo, prima di chiederci “Chi è stato?”.
Abbiamo abbandonato le famiglie delle vittime a farsi l’unica domanda che vale la pena di porsi, ossia “Perchè?”.
Abbiamo organizzato cortei, manifestazioni, lo zoccolo duro della finta lotta alla mafia ha rispolverato gli slogan che ormai da troppo erano chiusi in solaio, i ragazzini hanno felicemente rinunciato ad una giornata di scuola, i genitori si sono fatti promotori della lealtà sociale, la chiesa ha pianto i defunti.
E domani?
Domani si torna a scuola, gli slogan torneranno in solaio, i preti continueranno a dare la comunione alle persone con i nomi ingombranti perchè, diciamocelo, i mafiosi sono i migliori fedeli, specie per quanto riguarda l’acquisto del merchandising. Non se ne vende di più nemmeno ai concerti di Vasco Rossi.
Ecco cosa succede quando lo stato ci lascia soli e ci sfrutta.
No, ma che dico, è stato un attentato mafioso!
Ma che mafia e mafia, è stato lo scherzo di un ragazzino, che voleva fare il rivoluzionario, finito male.
La verità non si sa, e non si saprà mai, perchè in Italia sono cinquant’anni che funziona così.
Però intanto manifestiamo, dai, gridiamo il nostro dissenso, che durante il resto dell’anno resta ben celato, nei confronti di questo o quel colpevole.
Troviamo il mostro, oggi, andiamo con torce e forconi al suo portone, sputiamogli addosso, copriamolo d’insulti.
Urliamo “STRAGE DI STATO” come se stessimo chiedendo un rigore allo stadio.
Ma quale strage di stato?
Oggi sono morte due ragazze. Due ragazze che dovevano essere vive.
Sappiamo solo stumentalizzare due cadaveri per farci belli agli occhi di chissà chi.
Lasciate stare quelle famiglie, non mettetele in mezzo, fategli vivere il loro lutto in pace…hanno già sofferto troppo per farsi prendere anche in giro da chi vuole visibilità facile.
Oggi mi fa schifo leggere “E adesso ammazzateci tutti”, proprio come mi faceva schifo il 19 Ottobre del 2005.







