I videogiochi non sono per bambini

Da sempre, in qualunque stato “libero” del nostro bel pianetucolo, quando ci si trova in periodi di estrema crisi, si è costretti dalla società a trovare un “Nemico”.
Per anni, nel periodo della ribellione alle autorità, dell’amore libero e delle radio pirata, questo nemico è stato il rock’n’roll.
Prima ancora, negli anni del proibizionismo, il nemico pubblico numero uno era una qualsiasi bottiglia di alcolico.
Oggi, la perversione e il cattivo costume la fanno da padroni, di conseguenza i nemici da schiacciare come insetti sono tantissimi, anche se occorre ricordarsi che ad ogni antagonistico soggetto, corrisponde un problema da nascondere.
Internet è il primo obiettivo, comprensibilmente.
Come è ovvio che sia, la ricerca continua e frenetica di informazioni, alle quali è peraltro sempre più facile accedere, è da ritenersi una minaccia per un qualsivoglia marito infedele o politico corrotto, come ci ha insegnato il caso Wikileaks.
Altrettanto ovvio è, come ci ripetevano le nonne, che le disgrazie non vengono mai da sole. Accompagnati da una gigantesca dose di megabyte e fibre ottiche, arrivano secondi nella classifica delle dita puntate, i videogames.
La violenza di giochi di guerra, il distaccamento dalla realtà di alcuni giochi di simulazione di vita reale, l’alta velocità dei giochi di corse e via discorrendo sono diventati i principali argomenti di conversazione delle mamme apprensive nei centri commerciali.
Lo sguardo di sdegno nei confronti dei punti d’acquisto dei demoniaci aggeggi videoludici diventa sempre più intriso di odio e paura.
Ma qual’è il motivo di questo morboso attacco alle industrie indaffarate nella creazione di videogiochi?
Navigando in rete (ahimè, son figlio di Satana), ho notato che la conclusione a cui i migliori esperti del nulla arrivano è che i videogames sono per bambini. Ohibò, cosa sarà a farglielo credere?
Il suffisso “giochi” alla fine della parola?
Eppure nessuno sembra sgranare gli occhi quando si parla di giochi di società (giurerei di aver visto moltissimi adulti praticarli), giochi a premi (come i quiz, dal mitico Mike al moderno Jerry), o ancor peggio, dei giochini che si praticano in camera da letto, con la luce soffusa di una candela ed un paio di manette di peluche.
Si dà per scontato che i videogiocatori siano i bambini, senza pensare, per mancanza di informazioni e quindi per ignoranza, che la fetta più ampia degli acquirenti di console e giochi è costituita da adulti, che la maggiore età l’hanno raggiunta e superata da un pezzo, e magari anche doppiata.
Di conseguenza, si crede che le menti degli adulti di domani possano essere plagiate e plasmate a piacimento delle case videoludiche, e non senza cognizione di causa, trasformandoli in assassini spietati, papponi impenitenti o, che ne so, idraulici salta-tartarughe.

I videogame sono, in ogni caso, una merce molto controllata, grazie al sistema di classificazione prettamente europeo PEGI (Pan European Games Information), che non si occupa solo di informare sul contenuto del gioco, ma anche sull’età consigliata per usufruire dello stesso, tramite un sistema di bollini molto chiari e dotati comunque di didascalie inequivocabili.
Se le mamme ed i papà, nei centri commerciali, si spogliassero dei loro sguardi di fuoco e seguissero i loro figli nei punti dedicati alla vendita dei giochi, partecipando attivamente all’acquisto guidato e non puntando il dito nella più beata ignoranza, forse non scoppierebbe un caso mediatico per ogni tecnologico marchingegno virtuale lanciato sul mercato.

Ma se davvero così fosse, poi dovremmo forse svegliarci e reali zzare che, mentre puntavamo il dito dritto di fronte a noi, alle nostre spalle i governi si sgretolavano tra bilanci falsi e puttane?

Figli, date una scossa ai vostri genitori, perché quelli intrappolati da una realtà virtuale, perversa e plagiata sono loro.
E magari, perché no, accompagnateli al seggio elettorale, partecipando attivamente al voto guidato.

Annunci

Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
Questa voce è stata pubblicata in Semi-serietà e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a I videogiochi non sono per bambini

  1. Perennemente Sloggata ha detto:

    … sono senza parole …
    Credo di poter dire -per quel che MI riguarda- che questo sia uno dei migliori post in assoluto da quando giro per internet (un paio di lustri).

    E da linguista, permettimi di apprezzare “che la maggiore età l’hanno raggiunta e superata da un pezzo, e magari anche doppiata”.

    Mi inchino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...