Sospeso in ora d’aria

Il motore dell’aria condizionata, si muove senza sosta.
Finalmente un modo per combattere questo caldo afoso di un nuvoloso pomeriggio di Giugno in quel di Milano.
Questa città ha mille facce…mille forme diverse, mille colori.

Prima di trasferirmi a Milano, non ci ero mai stato, nemmeno per un attimo.
Tutti mi credevano folle a volermi spostare in un posto così grigio, così freddo.
Mi riempivano di “buoni consigli” sul come vivere in città, anche chi non si era mai spostato dalla gabbia di sessanta metri quadri in cui vive da anni.
E per un attimo, giuro, un attimo soltanto, gli avevo persino creduto.
Poi succede che prendi un aereo, in un’ora e mezza ti devi ricostruire la vita.

Io non so se vi capita, quando siete su quel mezzo sospeso in aria, di pensare a cosa sarà. Forse sono i settemila metri di altezza a rendere i pensieri più leggeri, anche se poi, tornati con i piedi per terra, quell’ora e mezza di pensa e ripensa viene messa in secondo piano.
C’è il bagaglio da prendere, la fila da fare, la frenetica vita cittadina che ti riassorbe come un rotolo di asciugatutto delle pubblicità.

E’ come se su quell’aereo, si fosse in pausa dal mondo, come se quell’attesa quasi non fosse che l’ora d’aria del carcerato.

Beh, tornando ai pensieri, a me capita spesso, ad esempio, che in quell’ora e mezza venga in mente una canzone.
E spesso e volentieri mi ritrovo a canticchiarla, come un cretino, ad occhi chiusi, con le hostess che mi credono uno psicopatico ed i miei vicini di posto che vorrebbero, magari, addormentarsi, e quindi mi maledicono.

Altre volte invece, tra chi fa la settimana enigmistica da una parte e chi chiude gli occhi in attesa di un breve, ma intenso, abbraccio di Morfeo dall’altra, mi perdo nei meandri più oscuri della mia mente da studentello di paese, che a volte si rivelano più insidiosi di quanto ci si aspetterebbe.
Capita di pensare a cosa sarebbe successo se quel giorno, in seconda media, invece di rimandare indietro gli insulti continui del mio compagno di banco, portando poi ad un combattimento all’ultimo sangue tra gesso e lavagna, li avessi accettati, in silenzio, senza fiatare. Magari ora ci porteremmo ancora rancore.
O se invece, quella volta di fronte alla fermata dell’autobus, sotto la pioggia, avessi accettato il passaggio di quel mio amico che poi, dopo qualche settimana, avrebbe abbandonato la scuola per andare a lavorare, portando al non vederci più nemmeno per sbaglio. Magari mi avrebbe confessato questa sua svogliatezza nei confronti dello studio ed io, con un consiglio saggio, l’avrei convinto a restare.
L’ho rivisto questo mio amico, qualche mese fa.
Ora guida le ambulanze, ma non sembra contento.

In ogni caso, quando scrivo, mi capita di sentirmi di nuovo a settemila metri di altezza. Pensa che ti ripensa, però, la mia ora d’aria finisce, e torno al mondo.
Ma ora non ho tempo, c’è il bagaglio da prendere, la fila da fare, la frenetica vita cittadina che mi riassorbe come un rotolo di asciugatutto delle pubblicità.

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Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
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