Ritagli di vite al dettaglio #1 – Diciottomeno

Nessuno capisce mai il perché di quei risvegli improvvisi, nella notte.
A volte si da la colpa al cibo troppo pesante, alla sete, al bisogno irrefrenabile di alzarsi per andare a pisciare, per non rievocare vecchi ricordi d’infanzia, di lenzuola bagnate.
A mio avviso, invece, il risveglio implica sempre una presa di coscienza, sebbene non sempre se ne sia coscienti.

Io, la notte tra il dodici ed il tredici di Maggio del 1981, a soli cinque anni, mi svegliai di soprassalto, senza riuscire a riprendere sonno. Quella notte, anche se ancora non lo sapevo, avevo raggiunto la presa di coscienza più importante. Io sarei stata una pianista.

Oggi, circa trent’anni dopo, mi crogiolo nell’ascoltare. Ascolto ciò che ho intorno, dai clacson affamati di tempo delle auto al ronzio di un condizionatore arruginito, dalla ventola del forno allo scricchiolio di un gradone di legno.
Ascolto anche altro, eh…ascolto la pioggia, le foglie morte raccolte a rastrellate, ascolto il vento solitario, e ascolto la catena oliata della bicicletta del vicino.
La gente spesso si limita a sentire, io ascolto.

Da adolescente, mi piacevano i fumetti italiani.
Quei disegni dal tratto marcato, sicuro, tagliente.
Quel continuo sconvolgersi del bianco e nero, quelle battute pungenti dal sarcasmo fine. Dylan Dog era il mio eroe.
Poi c’è chi mi costrinse a relegare i fumetti, insieme alla musica, nel cassetto “18-“,
ossia quello dove si tengono le cose riguardanti il periodo antecedente alla maggiore età.
Poi si cresce, mi dicevano.

Non ho mai avuto la forza di mandarli a fare in culo sonoramente, come solo nei miei pensieri più reconditi riuscivo a fare, rispondevo in modo sommesso a tutti, genitori, amici, insegnanti.

Il sogno della musica era stato distrutto dal cinismo di un mondo frettoloso, che mi voleva illusa e disillusa come tutti gli altri. E allora cominciò così, con un lavoro tutt’altro che appagante, la cassiera in un minimarket vicino casa. Euro 550,00, sette giorni su sette, niente ferie.
Adesso, guardare quel pianoforte impolverato che mio nonno volle lasciarmi alla sua morte, mi faceva stare male.

Andava bruciato, insieme ai Dylan Dog di cui mi sono disfatta anni or sono.
Eppure, quando compro La Repubblica, un’occhiata al titolone giallo lo butto sempre. Ma è vietato, ormai sono adulta. E vaffanculo, lo compro lo stesso…d’altronde, stanotte mi sono svegliata all’improvviso. E’ un segno.
Patetica, più che mai.

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Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
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4 risposte a Ritagli di vite al dettaglio #1 – Diciottomeno

  1. Hazel ha detto:

    Lo ammetto. Leggere “il tredici di Maggio del 1981, a soli cinque anni” mi ha confusa parecchio, mi sono scattate in mente domande tipo “Ma che cacchio ha scritto?! Ma sta fuori?!”, il “Io sarei stata una pianista” invece è stato accompagnato da un “Aaaaaah” XD
    Un post diverso dagli ultimi, sei tornato un po’ alle origini, anche se la critica c’è comunque, solo leggermente più velata (forse queste ultime quattro parole non dovrei nemmeno scriverle, la critica c’è XD).
    Se svegliarsi la notte o no siano prese di coscienza o semplicemente risvegli causati da qualcosa che ci disturba il sonno non lo so, anche se la mia mente razionale tende alla seconda causa visto che non m’è mai parso di prendere coscienza di niente appena sveglia XD
    E comunque… Abbasso il cassetto “18-” ù.ù

    • ritaglidipensiero ha detto:

      Forse è tra i pezzi più critici che io abbia scritto…in ogni caso, il cassetto “18-“, sfortunatamente, non è una mia invenzione…in tanti abbandonano le passioni perchè “si cresce”…come se una passione fosse una cosa infantile. mah.

      • Shunrei ha detto:

        Niente di più sbagliato, a mio parere. Una passione è una passione, abbandonarla perchè “ormai sei grande” a mio parere è da cretini! Ho un’amica che a 17 anni, ogni tanto, tirava fuori le Barbie e se le pettinava/rivestiva tutte. E contemporaneamente aveva pure il mororo, ma le Barbie le erano sempre piaciute e non ci rinunciava.
        Un’altra, alla tenera età di 37 anni, se trova in edicola un set da colorare che le piace, SE LO compra. Strano? Forse sì. Però per me fa bene!
        PS. A 32 anni, vergognarmi di comprare e leggere Dylan Dog è l’ultima cosa che mi passa per la testa… se no dovrei vergognarmi pure degli strap con i gattini appesi alla borsa, che invece mi hanno procurato apprezzamenti fin in tribunale! 😉

  2. ritaglidipensiero ha detto:

    Ma andiamo, fa più che bene smetterla con questi schemi mentali assurdi e godersi un po’ di svago, barbie, colori o dylan dog che sia. Non si è mai troppo vecchi per divertirsi, anzi…se tanti adulti si decidessero a divertirsi un po’ di più (a alcuni un po’ di meno XD) di sicuro sarebbero molti meno gli infarti, gli esaurimenti e giù di li.
    Divertirsi fa bene!

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