Marciapiede solitario, serpi al proprio posto.

“Partii con il primo treno del mattino ed ero contento. Avrei rivisto i miei, ritrovato la mia stanza, i miei libri, i viavai con gli amici, da mezzanotte alle due. […]
Solo mi ritrovai sul marciapiede, e solo m’incamminai verso casa, sempre più certo a mano a mano che, se anche arrivavo senza preavviso e dal mio espatrio tanto tempo era trascorso, mille nemici vi erano, scaltri, svegli, feroci, che mi aspettavano al varco. Sicuro, mille  e mille ricordi mi facevano la posta, in veste di mendicanti o sicari, nè c’era verso di liberarsene. […] Un nido di serpi, un posto di raccapriccio, con ogni serpe al suo posto.”
Gesualdo Bufalino –  Diceria dell’untore

Ho scelto questo pezzo del libro che sto leggendo per descrivere il mio rientro a casa per le vacanze di pasqua, perchè credo rappresenti in toto l’iter del mio viaggio di rientro. La felicità iniziale data dal rientro a casa, dal rivedere persone, luoghi…dal risentire suoni, dall’avere nel naso quei vecchi, stessi profumi.
Poi ti rendi conto, però, che la tua vita ormai è altrove…e non ti basta la stanza, i libri, gli amici, la famiglia…basta poco a farti odiare quel posto, che prima bramavi con la luce negli occhi.  Ovviamente, io non sono così drastico, sono molto felice di aver rivisto i miei, mia sorella, mio fratello, il piccolo Lorenzo…sono felice di aver comprato le sigarette al solito tabacchino, di aver fatto la barba dal barbiere di fiducia, di aver dormito sul mio letto e di aver pranzato alla tavola casalinga.

Però manca qualcosa.

Per anni, nell’adolescenza, ti prodighi al fare dell’amicizia il primo dei valori, addirittura sopra la famiglia, ovviamente per l’età, sopra l’amore.

Si viene a creare quel gruppo di persone con gli stessi interessi, che si diverte insieme e organizza il proprio tempo per vedersi sempre di più.
Poi pensi che andando all’università li perderai, e invece no, ogni volta che torni giù è una festa nuova, una nuova occasione per ridere e deridersi, ebbri di vino e di vegetali dalla dubbia provenienza.
Vi fa sentire invincibili, forti, indistruttibili. Eppure poi, giorno dopo giorno, una piccola frattura li, un genuino errore la, un dispettuccio di troppo. Come navi alla deriva, ci si allontana maledicendo la in arrivo tempesta.

Con alcuni ancora si finge, si prende un caffè, stravaccati sulle scomode sedie di un bar di provincia, con la bocca piena di parole spente e risa soffocate, col fumo di sigaretta che si disperde nell’aria.

Un nido di serpi, un posto di raccapriccio, con ogni serpe al suo posto…perchè sì, può sembrare il contrario, ma ognuno di noi ha il proprio veleno.
E invece che iniettarlo agli altri, come difesa decidiamo di iniettarlo nel nostro stesso corpo, perchè ormai carapace di un chessoio che non esiste più.
Ci sembra di difenderci, eppure ci uccidiamo, lentamente, con la consapevolezza, ma più che altro la speranza, di un buon motivo per farlo.

Io, però, coi nemici che mi aspettano al varco, coi ricordi che mi fanno la posta,  mi ci pulisco gentilissimamente il culo.
Perchè ho intenzione di creare nuovi ricordi, memorabili, con le persone che non sono, come altri, finti ologrammi di vecchie amicizie nate nel deserto, per necessità. Qui si parla di amici per scelta, ed io la mia scelta, ormai, l’ho fatta.

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Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
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4 risposte a Marciapiede solitario, serpi al proprio posto.

  1. abissodeipensieri ha detto:

    Ripeto sempre a me stesso che circondarmi di nemici è l’unico modo per rendere ciò che sono ancora più arduo e potente. Nella mia testa rimbomba sovente la sacrosanta regola di “Sun Tzu” e di seguito (quasi di rimando) sovviene una domanda: a che cazzo serve alla fin fine?
    La verità è che non nè ho la benchè minima idea e che forse non c’è un vero è proprio modo per capire come funziona questa sorta di macchina della follia: “Chi è amico di chi? Perchè e per quanto tempo?” Sembra un discorso paranoico, lo so … forse lo è. Fatto sta che mi sono stancato di porre sempre la stessa domanda e forse (e dico FORSE) bisogna lasciare che le cose si evolvano naturalmente.
    Tuttavia, come diceva quella famigerata massima, “non si può fermare il fiume ma ne si può deviare il corso” e ammetto che di tanto in tanto una deviazione a quel corso naturale delle cose, una spintarella, sono felice di dargliela.
    Mi chiedo solo se, alla fine, tutti questi nemici a me tanto cari, portati da questo fiume continuamente in piena, diverranno un giorno i miei veri amici o morirò combattendo?

    Ecco! Mi sono posto l’ennessima domanda …

  2. drhouse89 ha detto:

    “Parlavano di stile, di impegno e di valori, ma non appena hai smesso di essere utile per loro, eran gian lontani, la lingua appiccicata a un altro culo…” (L.Ligabue in “Caro il mio Francesco”)

    Sai una cosa? Il gruppo si è sfaldato. In particolare io e alcuni tenacissimi figlioli lottiamo per tenerlo unito. Ma in ogni caso ho notato che le rotture possono partire a catena dopo l’inserimento di una nuova persona.
    Forse si verifica solo quando gli equilibri che si sono raggiunti sono poco stabili, fondati su parole e meccanismi di azione e reazione piuttosto che su valori importanti, ma è una teoria che mi preoccupa. E’ per questo motivo che ho grande difficolta’ a “entrare in altri gruppi” : temo di dare il via a questo processo di autolisi.

  3. ritaglidipensiero ha detto:

    no, il gruppo si sfalda se le merdate ce le si faceva anche prima…poi è vero, magari l’entrata di nuove persone può essere la classica “goccia”, ma solo perchè in un gruppo già trascinato a stento ci si deve confrontare con persone che non c’entrano nulla…tutto qui.

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