Blink 182 – Neigborhoods: Recensione traccia per traccia

 

Ad un solo giorno dall’uscita dell’album, mi ritrovo a volerlo ascoltare e commentare traccia per traccia, sperando di non restare deluso.
Eppure qualcosa mi dice che è meglio prendere il tubo XL di vasellina, perchè ‘sto CD mi puzza di inculata.

 

 

Ghost on the dance floor:

 Una canzone che rappresenta l’ego smisurato di Tom, e la quasi assenza di Mark. Travis ci mette del suo, ma come al solito è un’autoproclamazione continua.

Natives:

 Si sentono i vecchi blink del self-titled sotto alcuni punti di vista, ma le voci sono davvero peggiorate. Mark relegato ad un chorus troppo basso per la sua voce e Tom…beh, sempre questa chitarrina bontempi. Travis riprende il pezzo, mettendoci dei bei cambi di tempo, ma niente di più.

Up all night:

L’attesissimo singolo che per molti è stato deludente, risulta essere uno dei pezzi migliori finora ascoltati. Chi sperava in un “album meglio del singolo”…resterà deluso. Nelle strofe sentiamo i boxcar racer di “Elevator” mentre nel ritornello c’è l’influenza (proprio nel vero senso di virus) degli AVA. Quell’intro? Sembra una band nu-metal di serie D.

After midnight:

 Forse c’è qualcosa di salvabile in questa canzone. Molto forse. Una batteria che sembra suonata da qualcuno che non è Travis, il ritornello di Mark ricorda, forse per la prima volta, i +44, almeno a livello di linea vocale. Probabilmente canzone commerciale da singolo, ma non aspettatevi una nuova I Miss You, perchè non esiste il confronto.

Snake charmer:

Ho sbagliato album forse? Sono certo che troveremmo questa canzone identica se comprassimo un album degli Angels & Airwaves. Però c’è Travis, non quello sfigato del loro batterista. La differenza si sente, certo. Mark invisibile…c’era in studio di registrazione? Fallen Interlude due, tentativo fallito, verso la fine della canzone.

Heart’s all gone interlude + Heart’s all gone:

L’interlude è un interlude vero e proprio, niente da dire…ma travis? Mancava anche lui in sala quel giorno. La canzone vera e propria però è molto accettabile, sebbene siano i +44 e non i blink. Travis finalmente ci fa sentire qualcosa di bello, ritmi veloci e cambi interessanti, con una batteria che la fa da padrona. Si capisce perchè Mark canta poco in quest’album…terribile. Un bridge che ci ricorda, forse lontanamente, il self-titled.

Wishing Well:

 “Daradadda dararadara”. Tom, davvero? L’inizio promette bene, poi però…si va calando. Travis ancora una volta unica nota semi-positiva. Mark ancora invisibile, un basso che forse serve solo a non far sembrare vuota la canzone. Qualcuno sa cosa sia quella tastierina bontempi nel bridge? Riuscita male, peccato per l’inizio salvabile.

Kaleidoscope:

Una tastiera alquanto inutile, una chitarra che ripete lo stesso accordo per sempre. Ascoltabile, si, ma comunque non arriva alla sufficienza, viste le aspettative. Tom si mette questo effetto sulla voce leggerissimo ma fastidioso, Mark ci prova ma non ci riesce più. Travis…vabbè, che ve lo dico a fa’? La canzone nel complesso, ripeto, è ascoltabile…forse.

This is home:

Cos’è quel synth?!? Ma perchè rovinare qualcosa di carino con un synth inutile? Passiamo da “daradadda” a “oh-oh-oh”. Tom, scrivi dei testi fuori dal normale. Ormai potrei fare copia ed incolla per ogni canzone. Mark relegato a dei coretti inascoltabili. Travis sa rullare, non ce l’aspettavamo eh.

MH 4.18.2011:

 Già solo scrivere il titolo è stato un parto. Canzone che non è male, nel complesso, ma anche Mark si fa effettare la voce nel ritornello. Linea vocale quasi inesistente, che butta giù l’unico brano che forse poteva essere buono. La voce di Mark è come un carro armato che distrugge un castello di sabbia.

Love is Dangerous:

Fermi tutti, è un remix techno, vero? Tom canta su una base musicale che è a dir poco vergognosa, con la solita voce effettata…”love is dangerous rous rous.” Pure l’eco. Questo è Tom Delonge solista, nemmeno con gli AVA. Mark si sente a malapena. Travis si autocelebra come sempre.

Fighting the gravity:

Cos’è l’inizio di questa canzone? Non si capisce. E’ musicalmente inaccettabile, davvero. Tom e Mark sbiascicano a voce unica qualcosa prima dell’inizio effettivo del pezzo, toni e colori totalmente distanti dai blink, non si capisce molto bene il corpo effettivo della canzone, un basso metallico, una chitarra o tastiera (se qualcuno l’ha capito mi mandi un messaggio) e degli effetti che coprono quasi la voce. Bah.

Even if she falls:

Pezzo di chiusura, dopo un riempitivo musicalmente a zero. Questo pezzo è quasi il più ascoltabile (se non vi piacciono i blink), peccato che sia sempre la batteria a farla da padrone, Travis si autocelebra e salva non solo questo pezzo dallo zero assoluto. Sembra una canzone di natale nel bridge. Ah, le canzoni finiscono tutte nello stesso modo, e questa non fa l’eccezione.

Neighborhoods:

L’ultimo album dei blink, come preannunciato già dai rumors e dal primo singolo (che resta comunque forse il pezzo migliore), è una totale delusione per chiunque abbia mai amato la band.

Ci deludono i rimandi alle esperienze che ci si aspettava fossero side-project e invece si ritrovano infelicemente ad influenzare lo stile 182.

Ci delude Mark Hoppus, inesistente in questo album, se non per alcuni scarsissimi tentativi di apparizione, che era meglio evitare.

Ci delude praticamente ogni traccia.

Non ci delude Travis Barker, che grazie al suo ego mostruoso cerca di tirare su un album che però non ha speranze.

Non ci delude nemmeno Tom Delonge, da lui non ci aspettavamo nulla se non quello che ha fatto, ossia rovinare il sound con le sue manie di protagonismo e i suoi “oh-oh-oh” e “dudurara”.

Un tentativo di cambiare genere? Non siete musicisti bravi abbastanza da tentare di sperimentare.

Ci avete fatto aspettare due anni per sta cagata, la prossima volta fatevi i cazzi vostri e continuate a suonare the rock show.

Voto: 4–

Acquisto consigliato: No.


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Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
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4 risposte a Blink 182 – Neigborhoods: Recensione traccia per traccia

  1. Modessa ha detto:

    Ai tempi, non disdegnavo un paio di canzoni, non di più che non ce la facevo proprio.
    A oggi non ce la faccio senza neanche provarci. Mi dispiace per la delusione!

    • ritaglidipensiero ha detto:

      eh, invece per me i Blink sono stati uno Stargate nei confronti della musica. Da quella volta che, nella stanza di mio fratello, tra mille altri cd e cassette, trovai il loro disco più famoso, e lo ascoltai…mi si aprì un mondo nuovo, capii che volevo suonare, che volevo cantare, che volevo ascoltare quel genere, quindi è merito loro se mi sono avvicinato al rock in generale, dopo la fase pop/punk!

  2. OMADA ha detto:

    forse hai comprato una copia uscita male,compralo di nuovo e riscrivi la recensione

    • ritaglidipensiero ha detto:

      Come avevo scritto, era il primo ascolto. È probabile che se non ci fosse stato scritto “BLINK 182” mi sarebbe pure piaciuto, il problema è stato la delusione. Ma comunque lo riascolterò con piacere e, se dovessi cambiare idea, aggiusterò il tiro.

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