Ritagli di canzoni #3: Booooring Canterbury Tales, ovvero Le noioooose storielle di Canterbury

Per celebrare il mio ritorno ad essere in tutto e per tutto Ritagli, perchè non riprendere tra le mani una vecchia rubrica?

Rullo di tamburi, signori e signore, oggi si riapre Ritagli di canzoni!

Si, ok, forse era un po’ troppo pomposa come presentazione, ma sono emozionato, cercate di comprendermi!

http://www.youtube.com/watch?v=yFovNiXpRjg

Prima di cominciare a vagare nei ricordi, voglio dire qualcosa su questa band.

I tre allegri ragazzi morti esistono da praticamente un ventennio, anno più, anno meno. E da 8 anni circa, esistono per me. Mi hanno accompagnato in una marea di esperienze fantastiche, ed in altrettante meno belle, ma tutte che mi hanno segnato.

Non posso non invidiare la Sfigantessa, che stasera se li va a sentire, alla faccia mia.

Proprio con lei, tempo fa, si discuteva di come questa band fosse capace di farci sentire a casa. Qualsiasi cosa accada, ascolto i Tarm, e mi infondono sicurezza, coraggio. Mi fanno sentire come quando hai paura, di notte, dopo aver fatto un incubo, e la mamma viene ad accarezzarti, a baciarti la fronte, a rassicurarti.

I Tarm, per me, sono come la mamma.
Ma la mamma buona, quella dei bei momenti, non quella che ti dice di studiare o di mangiare i broccoli.

Dopo questa piccola (?) divagazione, facciamo un tuffo nei ricordi.

Uno dei primi che mi viene in mente, fu il mio mese e mezzo in Inghilterra per una soggiorno lavorativo fatto con la scuola.
Avevamo base a Folkstone, una tipica cittadina inglese a venti minuti da Canterbury e a quaranta da Londra.
Noi studenti, grazie ad un P.O.N. che ci aveva impegnato tutti i giorni di giugno dalle 9 alle 13, dovevamo andare a fare i receptionist (ho fatto l’istituto tecnico per il turismo) in alberghi della zona.
Ora, peccato che i miei professori avessero la capacità organizzativa di un comodino, cosicchè arrivati li abbiamo dovuto cercarci da soli il lavoro, finendo a fare praticamente di tutto. Ho fatto una settimana come lavapiatti, ancora come cameriere, come receptionist, come responsabile Public Relations per una…scuola guida…beh, insomma, ho fatto un bel po’ di roba.

L’esperienza più bella della mia vita, e dico davvero.

Stavamo in un albergo a dir poco fatiscente, gli ultimi clienti infatti siamo stati noi prima che fallisse, però anche quello era bello, perchè l’avevamo tutto per noi, eravamo una quarantina tra ragazzi e ragazze, appena maggiorenni quindi tutti autorizzati ad ubriacarsi, ci siamo divertiti più stando in albergo che uscendo per strada, visto che a folkstone non c’era una beata mazza.

La cosa più esilarante dell’intero viaggio mi è capitata mentre lavoravo per la scuola guida. Io e questo mio amico, entrambi assunti con lo stesso incarico, dovevamo praticamente fare volantinaggio, interviste, intrattenere discussioni con la scusa di far arrivare a questo dispenser di patenti che era il nostro “capo”, più volenterosi studenti patentabili.
Per quanto riguarda il volantinaggio, dopo un paio di giorni di fiasco, abbiamo cominciato ad appendere questi volantini per tutta l’università di Canterbury, perchè si, era li che dovevamo passare le giornate, invece di darli a gente che li prendeva solo perchè quella carta era ottima per i filtrini, o per buttarli due passi oltre nel cestino.

Li abbiamo appesi ovunque, nei bagni, nei bar, nelle aule, sul soffitto…ovunque.

Con le interviste, è andata peggio.

Abbiamo cominciato, con tutta la buona volontà, a fermare gli studenti, ma ovviamente immaginate cosa potevamo pretendere da gente che doveva andare a lezione e si sentiva fermare da due tizi poco raccomandabili, che gli chiedevano roba del tipo “cosa ti aspetti che ti dia una scuola guida”? (Le domande erano già stabilite dal boss, purtroppo).
Dopo un po’, infatti, abbiamo cominciato ad inventarcele, di sana pianta, seduti ad un bar, bevendo cappuccini e mangiando snickers.

Madonna quanti snickers ho mangiato.

Cinque ciascuno ogni giorno, ce ne inventavamo. E le trascrivevamo su un quaderno.
Ora, però, dovete sapere, che dormivamo forse un’ora a notte, e che la mattina sembravamo zombi.
Proprio una di queste mattine, infatti, dopo aver abbassato gli occhi sul mio cappuccino per, non sto esagerando, dieci secondi, ho trovato il mio collega che, dormendo, continuava a scrivere.
Mi sono gustato la scena, finchè non ha cominciato a scrivere sul tavolo perchè, ovviamente, era finito il foglio.

Dopo averlo svegliato, abbiamo controllato cosa avesse scritto e…beh, aveva molto più senso di tutto ciò che avevamo scritto nei giorni precedenti!

Forse merito del sonno ristoratore!

Fatto sta che ancora oggi, quando incontro Vincenzo, lo scrittore dormiente, ne riparliamo ridendo come matti…forse solo chi c’era, può capire.

Cazzo, sto perdendo la mano. ‘Sto post è noioso e lunghissimo…lo pubblico giusto per.

Cheppalle.

‘Fanculo.

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Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
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