Fai come ti dico

“Che ne sarebbe stato di me?”

Marcello ha dentro di se solo interrogativi, risposte mai. Ha sempre avuto un qualche tipo di avversione per il punto esclamativo. D’altronde, chi può essere certo di qualcosa tanto da metterci un esclamativo alla fine? Uno snob, un bigotto, un cretino. Tutte quelle categorie di persone che non è mai riuscito a vedere di buon occhio…e proprio questa sua caratteristica, probabilmente, lo rende terribilmente simile a loro. Consapevole, sì, ma non disposto a cambiare…come quel prete, quello del paese di suo cugino. L’avevano beccato con una minorenne marocchina mentre se lo faceva succhiare in sacrestia. Quando parlava di integrazione e di extracomunitari tutti, in quel piccolo paese del basso Lazio ridacchiavano…ma non con la stessa malizia con cui lo fanno ora.
Marcello è fermamente convinto, e qui cade in un’altra delle sue mille contraddizioni, che faccia parte dell’essere umano tutta la storia del predicare bene e razzolare male. Tutti vorremmo che un domani, i nostri figli, imparassero dai nostri insegnamenti e non dai nostri errori.

“Lo dicono pure gli americani” – dice Marcello a Cloro, mentre sorseggiano una bionda calda che sa di piscio – “Do as I say, not as I do…devi fare come dico, non come faccio.”

Cloro lo guarda, ingolla a fatica il sorso che ha preso in bocca sopravvalutandone la capacità. Gli occhi gli si riempiono di lacrime e il naso gli pizzica, mentre una goccia di troppo gli scivola lungo il mento.

“Marce’, te devi fa vede da uno bravo. Basta co’ ‘sta filosofia, cazzo, che domani te sveji sotto’n cipresso.”

Marcello non lo sa perché continua ancora a vedere Cloro, dopo tutti questi anni. Si conobbero in un locale a Segrate, tabbozzo uno, fascio l’altro. Stavano per fare a botte, poi uno che si era messo in mezzo a dividerli le ha prese da entrambi, loro si sono divisi una bottiglia di Jack e, pouf, erano amici. Cloro lo chiamavano così per una questione riguardante una tizia che diceva di essere stata violentata nel sonno, lui invece continua a sostenere che la zoccola era ubriaca marcia e sì, lui ne ha approfittato, ma lei era sveglia tutto il tempo…la sentivano pure i vicini, dice. Le guardie gli avevano trovato del cloroformio a casa, cosa che ha reso la sua versione difficile da credere…vaglielo a spiegare che lavorava in nero per uno che incollava lastre di plexiglas nei supermercati.

“Cloro, sono vent’anni che stai a Milano e ancora parli come Totti, porca Eva.” – Marcello si strappa un dei peletti extra da un sopracciglio, mentre si specchia nella vetrina di un negozio di scarpe fallito tre anni prima.
“Ohhh, Totti un cazzo! Sono d’a Lazio…nun me lo nomina’ quel porco schifoso.”

“Ti rendi conto che il tuo accento sembra finto, vero?” – finito di strapparsi mezzo sopracciglio, si alza e prende una strada a caso.

“‘Ndo vai mo?”

“A casa, Cloro…è il momento di tornare a casa.”

Mentre cammina per le vie di una città che non riconosce più, gli occhi circondati da nere occhiaie pesanti, Marcello capisce una grande verità della vita degli anni ’10.

Se stai in una città da più di un anno e ancora non hai preso un minimo di accento locale, smettila di fare il cazzone e torna a casa o trova un altro posto a cui permetterai di inglobarti…quello non è il tuo.

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Informazioni su ritaglidipensiero

Aspirante è la parola che mi si addice di più. Aspirante musicista, aspirante scrittore, aspirante interprete...fondamentalmente aspiro.
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5 risposte a Fai come ti dico

  1. Modessa ha detto:

    Secondo questo principio sarei potuta rimanere in Veneto, o a Milano, anni fa.

    Secondo me è ‘na cazzata :*

  2. Roberta ha detto:

    Trovo che l’ avversione al punto esclamativo non sia sempre un difetto. Certo, meglio sarebbe non lasciare spazio solo al suo opposto (?) .
    Tra tutti i segni della punteggiatura preferisco sempre questi: …
    Significano riflessione, libertà, voglia di non dire ma di lasciar intendere.
    Chi si fa troppe domande agisce poco, chi ha troppe certezze non si mette in discussione.
    Perciò viva la sospensione!
    E a Marcello vorrei dire che forse l’assenza di accento locale può voler dire voglia di rimanere se stessi, di pensarla a modo proprio … sospensione …
    Riflessione, apertura, crescita, slancio. Non si è mai felici abbastanza se si cerca sempre questo (!), ma non si avrà mai il coraggio di osare abbastanza se ci si lascia imprigionare da questo (?) .
    Punto (.) Non una parola in più (.)

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